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il Parco dello Stelvio > la caccia nel Parco
Il Presidente del WWF si era sentito in dovere di replicare http://www.vaol.it/home.jsp?idrub=83122 alla mia contestazione della loro campagna "non sparate ai cervi del Parco". Ovviamente registro che questi signori se la prendono solo perchè sono un accademico. Le stesse cose dette dalla gente le ignorano altezzosamente. Io sono disposto a fare un convegno per confrontare le posizioni ma a tutto campo.
Caro Presidente,
Lei si stupisce perché nella mia critica alla campagna del WWF (piano di controllo della popolazione di cervi del settore lombardo del Parco dello Stelvio) non avrei rispettato il galateo accademico. Avrei dovuto, in altri termini, colpire di fioretto, limitandomi a entrare nel merito delle contro-deduzioni scientifiche da voi opposte al Piano. E perché mai?
Intanto va detto che quando lei parla di differenze tra culture del Parco (la vostra) e culture dalla bistecca (la mia) si dimostra poco informato. Basta navigare un po' il mio sito (www.ruralpini.it) per rendersene conto (non pretendo che legga pubblicazioni e dispense universitarie). Per me occuparsi di sistemi zootecnici e pastorali montani non comporta affatto essere un "bisteccaio".
Ci sono colleghi che continuano ad occuparsi solo di produzione di carne e li latte, ma il sottoscritto (come altri colleghi e amici, compresi alcuni della sua organizzazione) è interessato alle attività di allevamento in montagna da un punto di vista dell'utilizzo sostenibile delle risorse territoriali, del mantenimento della biodiversità e del paesaggio.
Nel 2008 con diversi colleghi di varie discipline abbiamo portato a compimento il progetto Interreg IIIA Leshabitat in Val Lesina (ero responsabile di una parte). Il progetto si occupava di miglioramenti ambientale a fini faunistici mediante l'impiego di sistemi pastorali. Al convegno finale a Delebio c'era anche il rappresentante del WWF della provincia di Sondrio che ha polemizzato con alcuni di noi (specie sulla questione lupo), ma era comunque ben consapevole del tema sul tappeto. La gestione dellerisorse animali domestiche e selvatiche rappresenta un terreno con molti aspetti comuni.
L'idea che la sfera dell'animale allevato e quello del selvatico siano distanti è scientificamente e culturalmente superata (così come quella degli arbitrari steccati disciplinari). Il cervo è anche animale zootecnico che, in alcuni contesti, viene allevato in modo intensivo. Quanto poi al confine tra gestione faunistica e allevamento estensivo è molto labile.
Non sto a tediarla sugli aspetti storico-culturali e socio-antropologici impliciti nell'approccio mio e di altri colleghi ai sistemi zootecnici territoriali, sulla multifunzionalità ecc. Mi basta mettere in chiaro che, in un dibattito sulla gestione di un territorio come il Parco dello Stelvio (dove la fauna selvatica interferisce pesantemente con le attività agrozootecniche e pastorali) credo di avere il diritto-dovere in base alla mia attività, interessi e competenze, di entrare nel merito dei complessivi aspetti socio-culturali e politici visto che è in gioco il futuro stesso dei sistemi rurali di cui mi pregio di occuparmi.
Io mi sorprendo quindi che da parte sua ci sia ancora un atteggiamento culturale bacchettone. Il senso delle sue obiezioni è che non bisogna mischiare "sacro" e "profano" ma cosa è "sacro" e cosa "profano"? Sono posizioni che non hanno nulla a che fare con criteri ecologici e dimostrano oltretutto una persistente arroganza culturale. E' scritto in un codice biologico o culturale che il cervo è "nobile" e la pecora "umile"? Spero vi rendiate conto che sono solo proiezioni culturali delle gerarchie di prestigio e potere nell'ambito della società degli umani.
Lo ammettiate o no il Parco è una costruzione sociale che, nella versione ideologica vuvueffina, diventa una specie di religione (non si parla di "santuari" della Natura?, il cacciatore non è visto come una specie di "profanatore" ?). Ben venga il discorso della bistecca se serve a riportare alla realtà le cose. E poi caro Presidente, parliamioci francamente, quanto pesa la componente scientifica nella vostra campagna?
La mobilitazione dei vostri simpatizzanti è suscitata dall'appello zoofilo emozionale ("sparano a Bambi") e dal richiamo d bandiera all'ideologia "parchista" vuvueffina. Esagero? Legga cosa c'è scritto in un appello a sostenere la "campagna cervi" che circola tra gli iscritti del WWF di Bolzano (oltre che in altri ambienti ecologisti del Trentino-AA) : "Come saprete vogliono riprendere a sparare nel parco dello Stelvio con la scusa dell’ aumento della popolazione del cervo. Il parco è una zona protetta che dovrebbe garantire alle specie non umane un ambiente sicuro dall’ intrusione umana". Sono posizioni scientifiche caro Presidente? Qui mi pare che ci sia una ideologia fieramente avversa all'uomo montanaro: cacciatore, pastore, contadino, boscaiolo e non posso che rispondere a tono.
Personalmente ritengo che sia socialmente iniquo e politicamente autoritario espropriare le popolazioni di montagna dalle facoltà di gestire il territorio. In passato erano le riserve signorili dove il Signore andava a caccia per esibire il suo prestigio, il suo coraggio e, soprattutto, il suo potere sui "villani". Questi ultimi, se beccati a cacciare di frodo e a fare bistecche delle nobili fiere (che poi, guarda caso, sono sempre le stesse: l'orso, il cervo), finivano impiccati. Il WWF è un po' l'erede di queste culture e il Parco quello della riserva signorile (forestale e venatoria); il Principe diventa lo Stato (che peccato che il Parco non è più gestito più da Roma, vero?), la casta degli "esperti", o, più prosaicamente, un soggetto collettivo (in questo caso cittadini frustrati da una condizione di vita sempre più artificializzata che si rifugiano in una wildeness immaginaria).
Legittimo da parte del WWF porsi come imprenditore politico di queste frustrazioni, legittimo sollevare campagne come quella in corso che probabilmente servono anche a riempire le casse di donazioni e quote di iscrizione. Ritengo però altrettanto legittimo da parte mia porre, in questo contesto, una questione di etica sociale e di farmi portavoce di interessi diversi da quelli da voi rappresentati. Tra l'altro si tratta di interessi (quelli del mondo rurale alpino) che di voce ne hanno poca e che comunque non riesce a bucare" fuori dall'ambito politico e mediatico locale.
Nell'ambito di un confronto serrato ma sereno e che, almeno da parte mia, non implica nessuna "guerra di religiuone" sono comunque disponibile a proseguire in altra sede (magari in un convegno) la discussione sia sugli aspetti socio-culturali e socio-politiche che in merito alle controdeduzioni e contro-controdeduzioni tecnico-scientifiche al Piano.
Un cordiale saluto.
Prof. Michele Corti
Docente sistemi zootecnici e pastorali, Università di Milano
ex. consigliere regionale ed ex assessore agricoltura e caccia Regione Lombardia
coordinatore rete ruralpina (www.ruralpini.it)
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