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concessioni idroelettriche in valtellina

Sezione Lega Nord

MILANO - La «guerra dell' oro bianco» è alla porte: nel 2010 scadranno (e dovranno essere rinnovate) tutte le concessioni per le grandi centrali idroelettriche e la Valtellina, territorio in cui è concentrato il maggior numero di sbarramenti di tutta Italia, non vuole alzarsi dal tavolo della trattativa a mani vuote. L' impegno è già annotato sull' agenda di Massimo Sertori, neopresidente della Provincia di Sondrio, in nome di quel concetto di «sindacato del territorio» (riassunto dallo slogan «padroni a casa nostra») divenuto uno dei cavalli di battaglia della Lega Nord, partito a cui aderisce Sertori. Il rinnovo delle concessioni riguarda le 39 grandi centrali valtellinesi (oltre i 3 megawatt di produzioni annua) appartenenti a Enel, Edison o A2A; ma l' altro grande affare è quello delle cosiddette minicentrali - dette anche «piccoli salti» - divenute il nuovo business dell' energia pulita dopo l' introduzione del decreto Bersani. In Valtellina sono già state presentate circa 90 domande per costruire mini-centrali. «Le nostre richieste sono chiare - così Sertori mette le carte sul tavolo - e in cambio del rinnovo delle concessioni ai grandi produttori chiediamo compensazioni economiche per il territorio mentre per quelle piccole vogliamo una moratoria totale: oltre il 90% dei corsi d' acqua della Valtellina è già imbrigliato per la produzione di energia e questo rischia di compromettere l' equilibrio idrogeologico». Per la verità la legge non concede alla Provincia voce in capitolo nella trattativa con le aziende idroelettriche; ma Sertori conta sulla dote della memoria: «In campagna elettorale, davanti a 700 persone, Bossi e Giorgetti hanno detto che la Valtellina dovrà avere una riparazione economica, altrettanto ha fatto Formigoni. E' un impegno preso con gli elettori. In passato in cambio delle centrali, il territorio riceveva posti di lavoro, ma oggi questo scambio non è più possibile perché la manodopera necessaria ai grandi impianti è ridotta al minimo». Nella «battaglia per l' oro bianco» il presidente della Provincia è sulla stessa linea dei comitati ambientalisti locali. Questi ultimi - in particolare quello della Valchiavenna e della Val Masino) - hanno elaborato un dettagliato dossier sulle piccole centrali. Queste ultime sono diventate molto ambite da quando con cosiddetto meccanismo dei «certificati verdi» obbliga i grandi produttori di energia a rilevare quote di elettricità derivanti da fonti rinnovabili. Un impianto da appena 800 megawatt l' anno può fruttare dai 500 mila ai 700 mila euro l' anno: ecco dunque spiegato l' assalto a torrentelli e cascate che la Valtellina rischia di subire. «Ma le minicentrali - sostengono i comitati locali - non forniscono quantità tali da condizionare o alleviare la mancanza di energia. Anche nel caso di uno sfruttamento intensivo dei torrenti alpini l' apporto alla produzione nazionale di energia sarebbe circa dell' uno per mille. Con benefici minimi per le popolazioni locali, sia sotto il profilo occupazionale che sotto quello finanziario». Tutto questo in una valle che da questo punto di vista ha già pagato un prezzo altissimo. Il tavolo delle trattativa, insomma, potrebbe farsi davvero rovente.


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