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Bitto-prot-intesa - Copia

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MILANO (04.04.09)

L'IMPEGNO IN PRIMA PERSONA DELL'ASSESSORE SULLA VICENDA BITTO CONSENTE PASSI AVANTI IMPORTANTI VERSO UN PROTOCOLLO DI INTESA

La volontà dell'assessore di impegnare fortemente la Regione nella ricerca di una soluzione al problema del Bitto (ricordiamo che I produttori "storici" erano usciti dalla DOP) ha consentito di arrivare ieri ad un accordo di massima tra le parti (Consorzio di tuela e Associazione produttori Valli del Bitto/Presidio Slow Food). I soci della Associazione non rientreranno nel Consorzio ma sono disponibili a rientrare nella DOP e a sottoporsi ai controlli dell'ente di certificazione esterno (CSQA). Le possibilità previste dal nuovo disciplinare circa la distinzione della produzione eseguita con metodi tradizionali (lavorazione immediata dopo la mungitura non uso di mangimi e fermenti aggiunti al latte) verranno valorizzate al massimo per identificare la sottozona di produzione. Il nome dell'alpeggio, che il nuovo disciplinare consente di applicare sullo scalzo del Bitto "tradizionale" comprenderà anche l'indicazione della valle/località dove ha sede considerata parte integrante della denominazione (es. A.TRONA GEROLA, ma potrebbe esserci anche A.XXX LIVIGNO). I produttori "tradizionali" che - oltre ai requisiti previsti dal disciplinare - operano negli alpeggi dell'area storica di produzione (comprendente anche la Val Brembana bergamasca, la Val Varrone lecchese e alcune valli orobiche limitrofe a quelle del Bitto) e che utilizzano l'aggiunta del latte di capra Orobica, potranno aderire volontariamente all'Associazione e, di conseguenza, ottenere per il proprio Bitto il marchio (privato) del Presidio Slow Food.

Resta da appianare la questione della percentuale di latte di capra che il disciplinare della DOP limita al 10%. Da questo punto di vista vi è l'impegno delle parti, una volta definita l'intesa e avviato il nuovo regime, a proporre una nuova modifica del disciplinare che porti al 20% la percentuale massima di aggiunta di latte di capra (prevista nel disciplinare dell'Associazione) con l'intesa di rivedere in senso migliorativo anche i punti relativi all'utilizzo dei mangimi e dei fermenti. Su aspetti quali le modalità tecniche delle marchiature e dell'organizzazione del Concorso del Bitto si è rimandato ad un ulteriore tavolo tecnico.

Una vicenda aperta da molti anni e complicata dalle modifiche subentrate al regine delle DOP, oltre che da forti elementi di conflittualità non può certo chiudersi dall'oggi al domani, ma un passo decisivo nella direzione di una "unità nella diversità", ovvero di una legittimazione reciproca nella distinzione di filosofie produttive e commerciali, è stato fatto. Sulla base dell'intesa di massima raggiunta ci saranno più Bitti. Una risorsa che, se gestita con intelliganza, può risultare preziosa e un modello per altre realtà. Quante sono le sottodenominazioni e le classificazioni dei migliori vini di Bordeaux?

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